Scheda Critica – Critical Note

Con Michele Ferrari si può felicemente scoprire un qualcosa che sembra essere scomparsa: la pittura e il piacere del dipingere. Michele Ferrari è un artista e pittore che si avvicina – sin dalla giovane età al mondo “fantastico” dei colori e della pittura. Inizia a dipingere seguendo i consigli del pittore Renato Reggiori; successivamente frequenta l’Accademia di Brera. Nell’universo artistico di Ferrari, l’elemento naturale è una costante: dai paesaggi all’uomo, immerso anch’esso in ambienti naturali di notevole suggestione. I soggetti principali dei suoi lavori sono, oltre al naturalismo delle nature morte e dei paesaggi, quelli facenti parte dell’universo dell’immaginario e quelli del mito; oltre ad allegorie e fiabe. La pittura di Ferrari può essere forse definita iperrealista; certo, ma dietro questa vacua etichetta non si trova una pittura fine a se stessa, non si tratta di “art pour l’art” come direbbe Kandinsky, bensì il mondo più profondo – ricco anche di significati per la nostra contemporaneità – del mito, dell’allegoria e dell’immaginazione: da sempre mezzi di comunicazione e strumenti, medium linguistici e concettuali utilizzati dagli artisti di ogni periodo e secolo. Oltre naturalmente al piacere di utilizzare quella tecnica per certi versi anacronistica quale la pittura. Nei lavori di Ferrari la luce sembra essere una costante  protagonista. Con Ferrari riscopriamo il quadro in senso classico: la grande tela, l’uso dell’olio, ma non solo; anche la decorazione parietale. È un pittore che dipinge per passione e piacere personale, conscio del fatto che la pittura è un lavoro e un mestiere.
Il lavoro del pittore, che come tale è fatto di studio, fatica e sacrifici, è un lavoro di ricerca tecnica e visiva. Tecnica perché importante e fondamentale è la conoscenza del mestiere e dei suoi strumenti; visiva poiché il pittore deve costantemente attingere al bagaglio di immagini, alle iconografie, per tessere i fili di un proprio repertorio mnemonico da adoperare. Non è un copiare, non è un produrre l’originale a tutti i costi, ma inserire la vera novità nella pittura stessa e nei suoi allegorici e fantastici e immaginari soggetti, perché – come sostiene lo stesso Ferrari – “per imparare a dipingere bisogna imparare a vedere”.

 

 

Francesco Raimondi 

 

 

With Michele Ferrari we have the pleasure of discovering something that seems to have disappeared: painting and the pleasure of doing it. Michele Ferrari is an artist and a painter who, since a young age, has come close to the fantastic world of colours and painting. He started to paint following the painter Renato Reggiori’s advice. Then he attended the Brera Academy. In Ferrari’s imaginary universe, the natural element is always present: from landscapes to man, and man him-self is set in natural environments of great suggestion. The main subjects of his works are, a part from the naturalism of still natures and landscapes, those belonging to the common imaginary and to myth; and also allegories and tales. Ferrari’s painting may be defined hyper-realistic; it could be, but surely behind this empty label there is no art for art’s sake, it is not an “art pour l’art”, as Kandinsky would say, but the deeper world – rich of meaningfulness even for our contemporary life- of myth, of allegory, and imagination: these have always been means of communications, language and concept media used by artists from every current and century. A part from all this, there is in Ferrari the great pleasure of still using a technique, such as painting, that for some aspects is anachronistic. In Ferrari’s works light seems to be a constant presence. With Ferrari we can discover a painting in a classical way: the large canvas, the use of oil, but not only; also mural decoration. He is a painter who paints for passion and for personal pleasure, aware that painting is a work and job. A painter’s job, which, being so, is made up of study, labour and sacrifices, is a work of visual and technical research. It is technical because the knowledge of the job and the tools is fundamental; visual because the painter has continuously to draw from a baggage of images and iconographies in order to create his own mental repertoire to use. It is not copying, it is not producing an original, whereas it is inserting the real news in painting itself and in its allegorical, fantastic and imaginary subjects, because, as Ferrari’s states “to learn to paint is to learn to see”.

 

La Pittura ad Olio – Oil Painting
La pittura ad olio, che sia su tavola o su tela, è una tecnica artistica tipica della tradizione occidentale. Già il trattato di Cennino Cennini – “Il Libro dell’Arte” (scritto tra XIV e XV secolo) – tratta dell’argomento, riferendo come questa tecnica, soprattutto in uso tra fiamminghi, francesi, tedeschi e nordici in genere, venga prediletta per dipingere non solo su tavola ma anche su muro. Cennini parla di questi artisti utilizzando il termine vago di “tedeschi”; anche se esso va inteso, per l’appunto, in un’accezione vasta, ossia di tutti quegli artisti che frequentavano le corti del nord Italia provenienti dalle regioni del nord Europa. In questo, l’opera di Michele Ferrari ricalca perfettamente le orme della tradizione, essendo un tipo di pittura che – per la tecnica ad olio adoperata – si ispira ai grandi nordici, fiamminghi in primis.
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Nel realizzare questa tecnica, i pigmenti – a differenza delle tempere che utilizzano altri leganti (colle, uovo, ecc.) – vengono mescolati e legati con l’olio. Questo olio può essere di diversa provenienza: di noce, di lino, di papavero, di trementina. Ma caratteristica comune è che trattasi di olii rigorosamente naturali.
Dopo aver miscelato i pigmenti con il legante oleoso, il pittore stende il colore per strati, ossia tramite continue velature. Il tocco o il segno cambia da pittore a pittore: può essere più largo e lungo, a tratteggio o leggermente puntinato. La resa qualitativa finale mostra una pittura liscia e lucida, in grado di dare risalto ad ogni passaggio tonale e chiaroscurale del lavoro.
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Painting with oil colours, both on canvas or on panel, is an art technique which is typical of western tradition. Already the treatise by Cennino Cennini ( “Il Libro dell’Arte”, written between the XIV and XV century), talks about this subject, reporting how this technique, especially popular among the Flemish, French, Germans, Italians, and northern people in general, was appreciated not only for panel painting but also for mural painting. Cennini uses the vague term of “Germans” to speak of them; but the term needs to be understood in a wider way, including therefore all those artists working in courts in Northern Italy coming from the regions of Northern Europe. In such a way, the work by Ferrari stands perfectly in the tradition’s footsteps, being a kind of painting that, for its oil technique, refers particularly to the great northern masters, above all the Flemish ones. In order to produce this technique, the pigments are mixed and united by oil, differently from what happens with the distemper technique, which uses other glues (glues, egg etc). Oil can have a different provenance: nut oil, linen oil, poppy oil, oil of turpentine. The common characteristic, though, is that all these oils are rigorously natural. After mixing the pigments with the oil ligament, the painter lays layers of colours, which is to say, through continuous shades. The touch changes from painter to painter: it can be large and long, or hatching or slightly dotted. The final quality effect shows a smooth and bright painting.